Riflessioni dovute sui social dei tempi che corrono

I social network sono tutti intelligenti, siamo noi a deformarli. Non sono cattivi, nemmeno la gente è cattiva, per carità…   Ho visto il mondo delle relazioni interpersonali cambiare davanti ai miei occhi e per certi versi ne sono stato l’artefice. Oggi le persone sognano di fare i fashion blogger, prima ti fai il culo e paghi per avere un pubblico, poi, lo stesso pubblico paga te! In un Mondo dove c’è la crisi, le aziende non esistono esistono solo gli individui. Il problema è che devi piacere! Gentile con tutti, compiacente, insomma: smart. Così la libertà di espressione si trasforma in una autocensura. Un calderone di “figaggine” dove tutti sbraitano e nessuno dice nulla. Le vere dinamiche si svolgono “dietro le quinte”, nei mitologici messaggi privati. Qui tutto si deforma, qui girano i soldi, le perversioni gli odi e gli amori incoffessati. Un mondo a parte. La matrice…

I nuovi supereroi sono sui social network, sono modelli da emulare sono la proiezione di tutti i nostri sogni. Sono alle feste giuste, sono alle sfilate, conoscono i Vip, quindi diventano i “nuovi Vips” è un meccanismo che si genera da solo: basta solo avere il consenso. Il consenso è un fatto politico, un fatto di equilibri. Se pensi che uno sia un coglione, non puoi dirlo…  Diventi  “hater”, uno che odia uno che invidia. La libertà di espressione diventa valore solo se hai qualcosa da mostrare agli altri. Puoi mostrare una foto di un paesaggio figo, un interno, una foto concettuale, la foto dei tuoi addominali, delle tue macchine, una bella frase copiata, insomma mostra qualcosa. Se commenti devi mettere applausi, cuori, bacini o le manine congiunte allora sei ok. Se dai del cretino a un narciso clinico in un commento diventi impopolare oppure semplicemente “hater”. Tutto perfetto. E’ un sistema dove la moderazione e del tutto inutile. La gente si modera da sola. I social network diventano la piazza del tuo stesso paese, eh sì perchè i tuoi seguaci li conosci quasi tutti, poi te li ritrovi nel reale. Abbiamo creato questo. Abbiamo chiuso i confini ci servono conferme continue abbiamo bisogno di definirci e ci definiamo attraverso la compiacenza altrui un pubblico piccolo e insignificante che però è il boccaporto della matrice. Nella matrice siamo terribilmente veri.

Spitzer, la definisce Solitudine Digitale, io ho la presunzione di chiamarla evoluzione delle dinamiche interpersonali. Non ci vedo nulla di male, solo mi sento più libero a starne fuori vomitando parole sul mio blog e leggendo news dal mio twitter.