Il mondo che ci siamo ritrovati ha fatto tanti progressi in ambito tecnologico, abbiamo infatti innumerevoli possibilità per esprimere chi siamo o chi vorremmo essere. Ci rappresentiamo attraverso fotografie (vedi Instagram), stiamo terribilmente abbandonando il linguaggio scritto – vedi le condivisioni continue su Facebook – . Abbiamo la neccessità costante di riassumere: l’amore diventa un cuore, la felicità diventa una faccina che ride e così via…

L’invenzione delle emoticons pare che risalga addirittura ad Abramo Lincoln a causa di un errore di battitura di un suo discorso, in quella occasione comparve per la prima volta “;)” l’occhiolino… Negli anni ’60 la faccenda divenne ancor più seria per opera di grafici che non starò qui ad elencare; non è questa la sede. Di fatto, la storia della comunicazione umana nasce con disegni e ideogrammi, la scrittura è un mezzo relativamente nuovo. Oggi ci ritroviamo a comunicare sulle chat o nelle didascalie delle foto con messaggi criptati, stiamo abbandonando la scrittura per tornare al geroglifico. La mia teoria in proposito non è del tutto positiva, la scrittura deve essere conservata è un mezzo di comunicazione fondamentale che permette di raccontare storie ed esprimere concetti profondi, ci arricchisce tanto quanto la lettura. Di fatto, siamo frustrati perchè sappiamo a priori che nessuno ci leggerà, così costruiamo un linguaggio che “serve” solo a noi e alle nostre piccole drammatiche cerchie; vogliamo un grande pubblico ma comunichiamo di “sottobanco” usando questi nuovi geroglifici: le emoticons. La parola cede il passo a concetti ben più ampi spesso indecifrabili, viviamo di significante e non di significato, siamo ambigui nella continua necessità di essere disambiguati. Il linguaggio mediatico dei social media è diventato un fatto ultra narcisistico dove nessuno cresce, nessuno condivide il sapere tranne in rarissimi casi. La rete, il world wide web nasceva per scambiare informazioni, ora esiste solo una necessità: essere acclamati. Stiamo regredendo, stiamo diventando dei “sempliciotti” insicuri e in costante ricerca di conferme che il nostro contesto culturale non ci restituirà mai. Non mi capita di leggere poesie o racconti, dialogo con i miei amici sul whats up dispensando bacini “ok” e faccine con gli occhiali quando il concetto è;”questa è una figata”.Mi costa scrivere, mi costa pure leggere non ho più una mia calligrafia, intorno a me vedo regressione e non so esattamente dove stiamo andando. Nel frattempo, i social sono diventati la nuova “vox populi”, in conclusione, parafrasando uno dei miei autori preferiti, direi: l’adsl è l’oppio dei popoli.